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Un tuffo nei miei libri per poterci conoscere meglio e raccontarti cosa succede dietro le quinte dell’ipocrisia

“Un tuffo nei miei libri per poterci conoscere meglio e raccontarti cosa succede dietro le quinte dell’ipocrisia”

Più una!

Vivere a scrocco per sempre: è questo il progetto di Domenico, trentenne sfaccendato e scansafatiche. Come fare? …

Non più tardi delle sei

Il tenente colonnello Giorgio Cavasin sta tornando a casa dopo una giornata stressante trascorsa in auto con il climatizzatore che non funziona, in pieno luglio… ​

Le tue valigie sono dalla vicina

È un noir senza un assassino. Il protagonista è un tenente colonnello della Guardia di Finanza di stanza a Belluno, Giorgio Cavasin, che ha una passione segreta…​

Se non era per mia nonna che, quando avevo circa sette anni, mi infilò un dito in gola e mi tolse la caramella che mi stava soffocando, questa biografia si sarebbe esaurita in poche parole.

“Alcuni estratti per farvi innamorare”

L’appuntato scelto Augusto Puddu, di Oniferi, si materializzò sulla porta del ristorante. Sardo verace, era di media statura, capelli radi e corti, attaccati al cranio come una parrucca, che gli lasciava una fronte bassa su un naso importante. Corpo atletico e scattante, aveva successo con le donne malgrado la bruttezza manifesta, grazie alla sua allegria innata e a una grande autostima. Lui, assieme a Piras e Romano, formava la sua squadra “terrona” all’interno del Nucleo di Polizia Tributaria di Belluno. Il brigadiere doveva essere un cliente fisso della “Cusina de Belun” perché fu accolto dai saluti del personale e doveva avere il suo posto assegnato da tempo, perché lo vide dirigersi deciso verso la nicchia ricavata a lato del bancone, da cui Giorgio era separato da una paretina divisoria. Lo udì conversare col padrone; risero insieme di una delle tante battute che l’arguzia di Puddu confezionava a getto continuo.
Suonò il campanello di ottone inserito in una esagerata lastra di marmo rossastra sulla quale spiccava scolpito il nome di Giuseppe Pretto. “Potrebbero usarla come lapide al cimitero visto che tra poco ce lo porteranno” disse tra sé. La signora Pretto, avvertita telefonicamente prima, fece scattare la serratura e si presentò sulla porta, attendendolo alla fine del vialetto. La casa, contrariamente alle sue aspettative, era una bella villa, ben tenuta: prato inglese rasato alla perfezione, fiori a cespugli, disseminati con sapienza. Prima di raggiungere l’ingresso notò una piscina dove nuotava una ragazza; sul bordo, tavolo, sedie, ombrelloni. “Il lutto non di addice alla Pretta” parafrasò Giorgio, non capendo perché gli era venuta alla mente un citazione teatrale del genere, sparsa nei meandri della sua memoria, ma che, secondo lui, serviva a snebbiare l’idea confusa che si stava facendo della situazione.
Mio caro Bisson, senza dubbio il suo è un bel libro. È scritto bene, ha ritmo: i personaggi, poi, sono ritagliati con una precisione psicologica da fare invidia… soprattutto direi che sono credibili; che dico credibili… veri! Ma quello che mi è piaciuto di più nelle sue pagine, e lei ne sarà sorpreso, è la facilità con la quale riesce a condurre il lettore nel cuore della storia, senza che questi se ne accorga. E, quando lo ha messo al centro della vicenda, lo prende per la collottola e lo costringe ad arrivare alla fine. Bello, complimenti! C’è qualche sbavatura qui e là ma, a una rilettura attenta, sono sicuro che lei riuscirà a limare quelle imperfezioni. Si capisce che sono state dettate più dalla foga del narrare che dalla incapacità letteraria. Il professore della casa editrice si arrestò per darsi il tempo di accendere una sigaretta. Deve essere soddisfatto del lavoro che ci ha portato.

Scritti vari

Una sosta forzata

Tolse la cenere col dito mignolo; non diede segno di nessuna sofferenza quando il dito venne a contatto con la brace. Aveva la mente da un’altra parte.
– Giovani, adulti, donne, bambini e tanti vecchi! Abbiamo resistito per quaranta giorni all’assedio dei turchi. Ma lo sa la cosa che ci mancava di più?

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L’ufficiale di Firenze

Quel pomeriggio dovevano venire a scegliersi un cuoco, due colonnelli della mensa ufficiali di Firenze. Noi eravamo a Scandicci, ai “Lupi di Toscana”, nell’ufficio selezione del Battaglione Addestramento Reclute.

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